Le strisce sull’asfalto nascono per indicare, dividere, ordinare. Nel mio lavoro hanno abbandonato la loro funzione: il tempo, il passaggio, l’attrito le hanno trasformate in superfici precarie, in campi di colore, in materia consumata e rugosa.
I segni sull’asfalto si consumano e diventano tracce: il giallo si screpola, il bianco si sporca, il grigio assorbe e la perdita di precisione è ciò che le caratterizza.
La geometria si incrina, la pittura emerge, l’errore diventa forma e la strada si comporta come una tela inconsapevole, esposta alla usura quotidiana.
Guardare questi frammenti significa dirigere lo sguardo su ciò che viene calpestato giorno dopo giorno senza attenzione alcuna, ma i lacerti di colore sono lì a ricordarci la loro utile esistenza.





